BASEMENT – Il viaggio oltre se stessi

Nel corso degli anni i Basement hanno consolidato la loro fan base e status di band “hot” e con la pubblicazione dell’ottimo “Beside Myself” hanno confermato il loro eclettismo passando dagli esordi melodic hardcore per approdare a un alternative rock a tutto tondo. Abbiamo contattato il cantante Andrew Fisher per tastare il polso in casa di una delle band più eccitanti del momento!
By Denise Pedicillo

Basement - 2018 2 - Mitchell Wojcik - lo

Grazie per averci dedicato del tempo. Per favore presentati!
(Andrew) Ciao sono Andrew, sono quello che canta e balla male nei Basement.

Avete pubblicato il vostro nuovo album “Beside Myself” lo scorso 12 ottobre! Quali pensi sia l’aspetto più eccitante per i vostri fan nell’ascoltare per la prima volta l’album?
(Andrew) Tutte le canzoni e in particolare “New Coast” perché è abbastanza diversa per essere interessante e penso che sia una canzone davvero figa.

Alcune canzoni come “Disconnect” o “Nothing Left” mi ricordano il sound dei Jimmy Eat World. Quali band hanno influenzato maggiormente il vostro sound negli ultimi due anni?
(Andrew) I Jimmy Eat World sono una delle mie band preferite e sono da sempre una mia influenza quindi mi piace questo paragone. E’ una band che credo abbia colmato con successo quel divario tra il mondo alternativo e le grandi arena delle band sotto major, quindi se qualcosa di noi li ricorda accettiamo di buon grado il paragone.

Dicci qualcosa sull’artwork: chi ha avuto l’idea, chi l’ha progettato, ecc.
(Andrew) Chloe Bertron ha creato tutta la parte grafica basandosi su alcuni suoi lavori originali che si adattavano ad alcuni dei temi introspettivi che l’album tocca.

Avevi in mente qualche obiettivo in particolare quando hai iniziato a lavorare su “Beside Myself”?
(Andrew) Volevamo prendercela comoda e comporre il miglior album possibile. Volevamo assolutamente che fosse un disco con chitarre pulite e assolutamente rock ma a parte questo, qualunque cosa fosse venuta fuori andava bene, senza pianificazioni particolari. Sono davvero fiero del risultato.

Ci sono voluti due anni per scrivere il nuovo album. Qual è stato l’aspetto più stimolante o gratificante?
(Andrew) Per quanto mi riguarda, il cercare di esprimere al meglio le mie capacità vocali e di assicurarmi di non deludere i miei compagni di band visto l’incredibile lavoro che hanno fatto sulle parti strumentali. Sono contento di come è venuto fuori il disco. La parte più gratificante è quando nella stessa stanza ci si ritrova ad ascoltare una canzone che una volta era solo un’idea nella testa di qualcuno e tutti iniziano a saltellare in giro per l’eccitazione per quanto la canzone sia venuta fuori una figata. E’ una cosa speciale.

Il disco segue un concept? Dove sei andato a parare liricamente?
(Andrew) Senza rendermene conto si è trattato di un esercizio di auto riflessione e analisi. Ho sempre passato molto tempo a preoccuparmi delle cose e naturalmente a come queste mi influenzano, quindi ha senso che questo sia ciò che continuava a emergere tematicamente nei testi.

Cosa ci dici del processo di scrittura e produzione per questo album? E’ stato un processo organico? Quanto tempo ci è voluto?
(Andrew) Dipende completamente da quale canzone stai parlando. “Right Here” è venuta fuori al primo colpo mentre ero sul mio vecchio letto a casa dei miei, circa quattro o cinque anni fa. “Nothing Left” è stata composta nell’arco di due anni e ha persino subito un drastico cambiamento nell’arrangiamento durante il processo di registrazione. Indipendentemente dal tempo richiesto, è sempre stato organico – ecco perché alcune cose sono arrivate rapidamente e alcune hanno richiesto tempo. Devi solo fare del tuo meglio e adattare al meglio le tue capacità per mettere al servizio della canzone e penso che ci siamo riusciti.

Il vostro processo creativo come gruppo è uno sforzo collaborativo? Lavorate separatamente / riunite le idee individuali ecc.?
(Andrew) Ci abbiamo lavorato separatamente o qualche volta in piccoli gruppi e abbiamo portato poi le idee in sala prova per lavorarci tutti insieme come band. Penso che in questo modo abbia funzionato molto bene.

A che punto del processo di scrittura inizi a pensare ai testi? Formano la struttura immediata della canzone o arrivano più tardi dopo aver impostato gli accordi o la melodia? È un processo che è sempre lo stesso o cambia con ogni canzone?
(Andrew) Cambia da canzone in canzone ma di solito i testi arrivano per ultimi. Gli accordi vengono prima di tutto e poi improvviso melodie e fraseggi e alcune parole “truccate” per aiutare a focalizzare la melodia. A volte le parole sono reali e a volte no. Come ho detto molti dei testi di “Right Here” sono nati sul momento.

Che ruolo gioca la narrazione nei tuoi testi? I testi costituiscono una parte vitale della canzone? E come riescono i testi dell’album a raccontare una storia?
(Andrew) Ho sempre rispettato artisti che raccontano in modo efficace storie nei loro testi; Bowie, Dylan, Bazan… però personalmente ho sempre faticato. Ho sempre qualcosa che desidero esprimere, ma il più delle volte non riesco a tirare fuori una storia dal mio punto di vista che mi soddisfi e quindi elimino l’idea della storia e mi concentro su metafore e su immagini – sento che è lì che risiede la mia forza. L’unica canzone con cui penso di essere riuscito a narrare bene una storia è “Ultraviolet”: è stata dura perché in quella canzone ho esplorato diverse tecniche di canto. È stato piuttosto “intimidatorio” ma penso sia importante sfidare te stesso per cercare di migliorarti come artista.

L’anno scorso i Basement hanno annunciato la firma per Fueled by Ramen. Come ti senti ad essere l’unica band del Regno Unito in un roster americano ed essere la band più “emo” in tutto quel suono “poppy”?
(Andrew) Siamo stati per molto tempo l’unica band del Regno Unito su Run For Cover e i Death Cab saranno comunque sempre più emo di quello che saremo noi.

Come è arrivata la firma per Fueled by Ramen?
(Andrew) Sono molto amico del bassista di Less Than Jake. Mi doveva un favore.

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Per la versione deluxe di “Promise Everything” avete ri-registrato la title track e suona totalmente diversa. La svolta è stata il cambio di produzione o è uscita in questo modo coscientemente?
(Andrew) Ci siamo affrettati a registrare quel disco e l’etichetta ci ha chiesto se saremmo stati disposti a lavorare sulla canzone “Promise Everything” perché ritenevano che l’arrangiamento potesse funzionare meglio con un po’ di lavoro – onestamente non si sbagliavano. Sono così felice che abbiamo avuto l’opportunità di tornare indietro e rifare quella canzone, è più ariosa. Andy Schepps ha davvero migliorato la canzone ed è stata una scelta consapevole registrarla dal vivo. Ha molta più energia. Adoro la versione più recente.

Ci sono alcune cose che ti sei ritrovato a voler “scavare” in questo disco in contrapposizione all’ultimo?
(Andrew) Abbiamo avuto così tanto tempo e volevamo davvero usarlo per concentrarci sul fare del nostro meglio e per suonare in modo ottimale.

Pensando agli ultimi dischi, come pensi che il sound della band si evolverà? “Beside Myself” è come suoneranno i Basement da adesso in poi?
(Andrew) Sinceramente sì. Non sto dicendo che siamo solo questo, ma adesso se mi chiedi come penso che la band dovrebbe suonare è come se avessi appena puntato tutto su questo disco. Non voglio cambiare nulla su ciò che stiamo facendo. Penso che la progressione sia naturale e necessaria ma non deve essere drastica. Non siamo mai stati una band che cerca di inventare qualcosa che esiste di già o che ha cercato cambiamenti drammatici nel sound. Penso che “Beside Myself” sia semplicemente il disco giusto.

Cosa bolle in pentola in casa Basement?
(Andrew) Vogliamo letteralmente girare il mondo. Siamo così fortunati a fare quello che facciamo ogni giorno. Grazie a tutti coloro che ci hanno supportato in qualsiasi modo. Significa così tanto.

Grazie ancora per il tuo tempo, ci vediamo presto in Italia! Porteremo di nuovo ovetti Kinder ad Alex 😉
(Andrew) Grazie. Per favore non farlo. Ha un problema. Deve essere fermato.

WEBSITE
www.basementuk.com

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