Everytime I Die – ’68 – Drug Church @ Dynamo (Eindhoven) – 5/12/2016

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Il Dynamo è una di quelle strutture che in Italia non vedremo mai, una struttura fatta apposta per la musica, due sale concerti, sale prova, un andirivieni di giovani musicisti olandesi che possono trovare in questo spazio il giusto luogo per approfondire la loro passione. Stasera le tre band suoneranno nel basement, che, per l’occasione, sarà sold out. I concerti, come di consuetudine in tutta Europa iniziano prestissimo e, io e i mie compagni di viaggio i Miseria Nera, ci ritroviamo alle 19:00 nella sala ad aspettare che i Drug Church facciamo il loro ingresso sul palco.

I Drug Church (8) sono il progetto secondario del cantante dei Self Defense Family, Patrick Kindlon, attivi dal 2011 e con un album uscito l’anno scorso per No Sleep Records.
Il set che propongono è un gustoso Post Punk tra Fugazi e Black Flag, davvero una bella sorpresa onestamente. Mezz’ora di pura energia unita all’istrionica presenza del cantante, vero e proprio mattatore dello show. Al termine dell’ottimo show dei newyorkesi, si iniziano ad intravedere intorno al palco Josh Scogin e Micheal McClellan. Un pò mi scende la lacrimuccia a questo punto, vedere uno dei miei cantanti preferiti da circa 10 cm, mi riempie il cuore di gioia e vederlo senza Rodie, montarsi tutto da solo, mi da un’idea di quanto vero e puro sia lo spirito di questo genio del post Hardcore.

In pochi minuti inizia lo show. E che show. Al grido di “Someone call us the ’68” (10) iniziano una il loro devastante spettacolo. I due sono in perfetta sintonia e lo si percepisce, Josh Scogin è una macchina da guerra del rock n roll. Suona e canta contemporaneamente usando una mano sulla chitarra, una mano sugli effetti e il microfono, salta sulla batteria, si rivolge al pubblico mentre, nel frattempo Micheal lo segue forsennato. La scaletta prevede buona parte dei pezzi di “in Humor And Sadness” più due pezzi nuovissimi che saranno sul prossimo album in fase di scrittura. Il set dura circa 40 minuti, ma con una intensità davvero fuori dal comune che rende tutto lo show davvero unico. Band come i ’68 ne esistono davvero poche al mondo, con due e solo due fuoriclasse che distruggono ogni palco su cui si trovano.

Finito il set mi ritrovo a guardare i miei compagni di viaggio con i quali ci stropicciamo gli occhi increduli di quello che abbiamo appena visto e pieni di ottimi presagi per la prossima ora. Uno per uno arrivano sul palco gli Everytime I Die (10). Da li in poi, con un locale davvero pieno di gente, succede decisamente l’inferno.

I cinque di Buffalo, come un rullo compressore, distruggono letteralmente il palco del Dynamo grazie ad una scaletta killer che comprende quasi tutto il nuovo disco più alcune vecchie perle come Floater, We’rewolf, Decaying With The Boys, Underwater Bimbos From Outer Space Bored Stiff, The New Black, Wanderlust, Apocalypse Now And Then e No Son Of Mine. Keith Buckley in uno splendido stato di grazia, incalza la folla mentre Andy e Jordan incoraggiano la gente a Head Banging super violenti e a salire sul palco per poi lanciarsi in continui stage diving. Una vera e propria bolgia che non lascia sopravvissuti ma solo lividi e sudore. Il set, di circa un’ora, finisce con tutto il pubblico sul palco intorno agli eroi della serata.

[MF]

Pics by Matteo Bosonetto

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