
Con “Antivenom“, i Darkswoon firmano probabilmente il lavoro più maturo della loro carriera, un disco che riesce a fondere oscurità elettronica, tensione post-punk e derive shoegaze senza mai sembrare derivativo. Il trio di Portland costruisce un universo sonoro dove fredde pulsazioni sintetiche convivono con chitarre nebulose e linee di basso profonde, creando una dimensione sospesa tra introspezione e impatto fisico. La voce di Jana Cushman diventa il fulcro dell’intero album, eterea ma mai distante, capace di trasmettere vulnerabilità, inquietudine e forza con la stessa intensità. Intorno a lei, il basso di Norah Lynn e il lavoro ritmico di Rachel Ellis mantengono i brani sempre vivi, evitando che l’atmosfera prenda il sopravvento sulla struttura. l disco suona cinematografico e stratificato, ma conserva sempre una forte urgenza emotiva. Tracce come “Thread” mostrano perfettamente questa dualità, alternando slancio ritmico e aperture quasi oniriche, mentre la titletrack ci regala un trip cinematografico e danzabile, dalle forti connotazioni eighties. Una prova intrigante per una band a suo agio nelle atmosfere retrò ma con un tocco di contemporaneità che rende il tutto fruibile e accattivante.
Antivenom (2026 – Viasonde)



