DON BROCO @ Legend Club (Milano)

Dopo circa tre anni di assenza, gli inglesi Don Broco portano anche in Italia il tour di supporto al loro ultimo, fortunato, album Technology. Il Legend Club, già di suo non propriamente grosso, risulta subito bello stipato in occasione dell’apertura, affidata con la puntualità tipica dei loro proverbiali orologi agli svizzeri Dreamshade (ho sempre sognato di scrivere questo incipit!). La band capitanata dal frontman Kevin Calì è veramente carica e, vista la vicinanza con la loro Lugano, sente di giocare un po’ in casa. Il setlist, che include anche i due ultimi singoli, On My Own e Question Everything, diventa un bel crescendo specie per quanto riguarda il trasporto del pubblico, tutto subito un po’ tiepido quanto poi decisamente convinto e soddisfatto dalla ottima prestazione della band. Proprio i nuovi singoli confermano anche in sede live una netta svolta melodica, quasi nu-metal, rispetto al passato più orientato al metalcore. Non ci resta che attendere l’album di prossima uscita, poichè l’impressione finale è quella di una band in netta e costante crescita.

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Salutati i Dreamshade, è tempo dei main eventer di serata: la band di Bedford attacca subito fortissimo con le hit di facilissima presa e notevole trasporto del loro ultimo lavoro, ed in particolare è Pretty a scatenare subito il pit in uno dei mosh più allegri e meno brutali che si siano visti in un live di questo tipo. Tutto quello che si è detto e ridetto su Automatic prima e Technology poi è confermato fin da subito: un rock estremamente catchy con mille sfaccettature, dall’elettronica alle tinte funky fino ai riffoni più muscolosi, il tutto orchestrato alla perfezione dal super istrionico Rob Damiani, vero mattatore della serata. Matt Donnelly visivamente sembra, invece, messo in castigo, relegato in un angolo dietro la lavagna insieme al suo drum set, ma il suo apporto c’è e si sente, sia nella parte ritmica (ovviamente più pompata in sede live che su disco) che nelle parti vocali in cui si alterna a Damiani.

La titletrack è l’unico estratto proposto dal loro esordio Priorities, mentre per Automatic convincono pienamente le atmosfere funky e festaiole di Superlove e Money Power Fame. L’ultimo lavoro, invece, viene abbondantemente saccheggiato riscuotendo enorme successo tra i presenti, ed in effetti risulta un esercizio complicato rimanere fermi di fronte a pezzi come Stay Ignorant, Everybody, l’acclamata Greatness (penso di non essere stato l’unico ad aver sognato la riproposizione del dancing contest del video) e la conclusiva T-Shirt Song. Una band che sa prendersi in giro e che sa quando dover suonare in maniera più tirata in alcuni momenti piuttosto che maggiormente lieve in altri è sicuramente una band che ha trovato la formula vincente. Ci auguriamo tutti che diano presto un degno successore a Technology, che di band seriose ne abbiamo in abbondanza, mentre di divertenti e sincere allo stesso tempo non ne abbiamo mai abbastanza. [LA]

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