Dentro il caos: i Dysmorfic raccontano traccia per traccia “TO THE USUAL ATOMIC RHETORIC, Vol.1”

Non è un album che si lascia semplicemente ascoltare: “TO THE USUAL ATOMIC RHETORIC, Vol.1” è un flusso da attraversare, un linguaggio da decifrare. Per questo abbiamo chiesto ai Dysmorfic di guidarci al suo interno, svelando ispirazioni, intuizioni e dettagli nascosti dietro ogni brano. Un track-by-track che diventa viaggio, tra avant-grind, noise e visioni che sfuggono a qualsiasi definizione.

Thomas, bassista dei Dysmorfic: Ciao, grazie per lo spazio che ci dedicate! Cominciamo subito: vorremmo prima di tutto dire che ogni titolo delle canzoni si rispecchia nel titolo del CD in un concept generale, che ogni ascoltatore può fare suo ma che nel nostro intento riguarda la situazione critica mondiale odierna, con conflitti sempre più presenti su scala globale, conflitti sia bellici, come di lotta di classe, e su come il potere istituito soggioghi il popolo al suo volere. Poi ogni canzone ha comunque una storia a sé e adesso entriamo nel dettaglio.

COMFORT ZONE

Questa canzone è una delle ultime che abbiamo scritto per il CD. Volevamo un pezzo molto “in your face”, quasi come ai vecchi tempi, ma che ovviamente riflettesse il cambiamento di rotta che stiamo effettuando. C’è un sottile riferimento a Pastorious nello stacco di basso che però è molto ben bilanciato dal contributo di +DOG+ durante il pezzo, il cui harsh noise ci mantiene nella nostra “comfort zone”, appunto. Canzone impegnativa da suonare live perchè è tutta un missile hahahahh!!!! Siamo molto affezionati a questo pezzo perchè prendiamo a piene mani dai Man Is The Bastard.

BRAINDEAD YET UNINTERESTED

Il riff principale è tratto dallo standard jazz “All The Things You Are”, del 1939. Standard divertentissimo da suonare live che ho scoperto studiando jazz. Durante le prove l’ho portato a Buccia, batterista, e ci siamo divertirti a renderlo in versione grind. In studio è stato usato un basso particolare nella sezione “walking bass”, ossia un basso elettrico fretless con corpo cavo, quasi un incrocio con un contrabbasso, che mi è stato fatto su mie specifiche dalla liuteria toscana Biarnel.

In questo caso il contributo di +DOG+ è stato un poco più sottovoce, intersecandosi bene con le nostre linee musicali.

FOOTSTEPS

Qui c’è una pesante influenza Primus, soprattutto nella parte finale. Il brano è stato registrato con il mio basso fretless della liuteria mantovana Bellini Guitars, che uso da quasi 10 anni. Ascoltando “Wynona Big Brown Beaver” mi è venuto in mente di usare un accordo persistente su cui giocare, e su cui Buccia potesse fare un po’ di trame ritmiche; abbiamo aggiunto una parte di basso synth slappato in mezzo ai blastbeats e dobbiamo dire che il risultato è eccellente! Dal vivo la suoniamo per ultima e la gente apprezza davvero questa stranezza 🙂

Tra l’altro il synth va a collimare bene con la parte noise di +DOG+ che non sovrasta mai ma rimane sempre al servizio della canzone.

UNHEARD VOICES

Anche qui grande input dai Man Is Trhe Bastard, ma credo anche che questa sia la canzone più influenzata dai King Crimson (periodo 1973/74) che abbiamo mai fatto. Io ho usato il mio Fender Jazz del 1969 per avere quel suono pastoso e ringhioso di quesi dischi prog rock e in più, a livello di produzione, abbiamo cercato l’apertura sonora che è tipica dei King Crimson (questo su tutto il CD, in realtà). Naturalmente non vogliamo dire che la canzone o il CD siano simili al repertorio Crimsoniano di quegli anni, ma l’idea di base viene da lì. Il nostro produttore, Cristiano Roversi, ha lavorato anche con Wetton (R.I.P. – bassista dei KC tra il 1973 e il 1974) quindi ha avuto un ottimo punto di riferimento.

La parte noise contiene un ottimo loop che adesso, con la nuova formnazione a tre – con il tastierista nuovo – riusciamo a replicare molto bene.

WHO’S WATCHING THE WATCHERS

Questa è la preferita di tanti, a quanto ci dicono. Un altro pezzo con una grande influenza dei Primus. Il nostro nuovo tastierista ha azzeccato alla grande il mood della canzone, che è lenta, sorniona, semplice ma efficace. Un pochino bastarda. È stato il primo pezzo che abbiamo fatto in studio ed abbiamo avuto un po’ di difficoltà. Il nostro fonico ci ha dato poi due suggerimenti e abbiamo portato a casa una grande canzone!

Grazie ancora a Suffer per lo spazio e il supporto, e a tutti quelli che hano dimestrato interesse verso la nostra proposta. Abbiamo ancora poche copie del CD, quindi scrivete a dysmorficdb@gmail.com

Ci vediamo in giro!

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