
Con “Desperate Anomies” i norvegesi Hermit Dreams si presenta al mondo con un debutto che non passa inosservato, un lavoro che spinge l’esperienza death/doom metal oltre i confini tradizionali grazie all’utilizzo di strumenti poco ortodossi (per il genere ovviamente) come banjo, violoncello, contrabbasso, theremin e shruti (non sappiamo cosa sia, lo ammettiamo!). L’opera si muove su un terreno spigoloso fatto di contrasti forti: esplosioni di intensità sonora si alternano a momenti di quiete rarefatta. In tracce come “Trembling Heretic” questa dinamica è evidente, con bordate aggressive a base di experimental metal che cedono il passo a sezioni guidate da banjo e violoncello. È una transizione che da un lato cattura per originalità, ma dall’altro può risultare frammentata, come se gli spigoli dell’album non fossero stati smussati del tutto. Manca insomma un po’ di integrazione in sede di arrangiamento che avrebbe potuto rendere più omogeneo l’ascolto. Detto questo, la scelta strumentale “anomala” fa emergere momenti di grande forza: l’uso del contrabbasso e del violoncello, ad esempio, aggiunge profondità e una stratificazione che va oltre il concetto di metal. La voce gutturale di Eirik Waadeland poi si sposa bene con l’ambiente sonoro creato dalla band, fungendo da guida attraverso le pieghe più oscure dell’album, forse risultando un filo troppo monocorde, ma comunque “centrato” nelle atmosfere ricreate dalla band. Notevole quindi la volontà di spingersi oltre i confini del genere, una scelta chiara e coraggiosa che dimostra potenziale e una visione sonora ben definita: manca un po’ di coesione certo, ma l’effetto “wow” (Barbieri docet) non manca!
Desperate Anomies (2025 – Chaos Records)



