Dalle origini radicate nell’horror punk a un suono che oggi abbraccia metal, hardcore e sfumature alternative più oscure, i The Crimson Ghost hanno costruito nel tempo un percorso capace di essere allo stesso tempo riconoscibile e in continua evoluzione. Con “III”, la band chiude una trilogia che va oltre il semplice concept, trasformandosi in un viaggio coeso e cinematografico attraverso gli archetipi classici dell’horror.
In questa intervista andiamo oltre la superficie per esplorare ciò che sta sotto: l’equilibrio tra omaggio e identità, il rapporto tra tradizione underground e ricerca personale, e il modo in cui l’horror diventa una lente per leggere la realtà. Non si tratta solo di un disco, ma di una band che continua a ridefinire la propria mitologia.

Nel corso degli anni avete trasformato un immaginario apparentemente “di genere” come quello horror in qualcosa di molto personale. Oggi, dopo questi tre EP e un album costruito come un’opera unica, pensate che l’horror sia più un’estetica, un linguaggio o addirittura un modo per leggere la realtà che ci circonda?
In realtà sono un po’ tutte e tre le cose, siamo sempre stati affascinati dall’estetica e dal linguaggio horror, ma sicuramente è anche il modo attraverso cui raccontiamo la nostra realta’ quotidiana.
Infatti molte delle tematiche affrontate sul nostro ultimo lavoro sono metafore di esperienze reali, prima su tutte “Get out my way” che è decisamente un “invito” per un paio di personaggi che abbiamo avuto la (s)fortuna di incontrare.
Nell’underground capita spesso che una band venga identificata immediatamente con una scena o un’etichetta. Voi siete partiti dall’horror punk, ma negli anni avete incorporato elementi metal, hardcore, stoner e alternative. Vi interessa ancora essere riconosciuti come parte di una scena precisa oppure preferite l’idea di essere una “creatura mutante” difficile da classificare?
Ci interessa sicuramente continuare a portare avanti con orgoglio il vessillo dell’horror punk dal punto vista scenico e lirico, ma dal punto di vista musicale siamo più a nostro agio con la definizione di “creatura mutante”, le nostre coordinate musicali saranno sempre in aggiornamento.
Le varie influenze che scolpiscono il nostro suono ci portano volutamente ad essere un gruppo di difficile catalogazione, con tutti i pro e i contro di questa scelta, soprattutto in certi ambiti dove andare leggermente fuori dal seminato è considerato quasi un sacrilegio!
Il progetto “III” ha una struttura quasi cinematografica: tre capitoli, tre creature dell’immaginario horror, tre atmosfere diverse. Se fosse davvero un film, quale sarebbe la scena chiave che racchiude l’essenza dei The Crimson Ghost di oggi?
Noi siamo assolutamente una band di Horror punk cinematografico!!
La scena chiave potrebbe essere molto simile a quella presente nel film “Evildead” di Sam Raimi del’81, quando pronunciando le parole scritte sul Necronomicon l’oscurità inizia ad avanzare dai boschi.Ecco noi siamo l’oscurità che avanza tra la luce, l’oscurità che ti carpisce con le sue paure e stranezze e ti conquista fino ad abbandonarti ad essa.
Partire come tribute band dei Misfits è un dettaglio importante della vostra storia, perché molti progetti nascono proprio da una passione adolescenziale che poi deve trovare una propria voce. Qual è stato il momento in cui avete capito di non essere più semplicemente una band influenzata dall’horror punk, ma di avere un’identità vostra?
E’ stato un processo lungo e graduale dovuto anche ai numerosi cambi di formazione avvenuti negli anni, ma sicuramente il momento chiave è stato quando abbiamo iniziato a scrivere i pezzi per “Curtains of Fear” spostando il tiro dal punk più classico verso altri orizzonti.
Non è stata una scelta pianificata a priori, abbiamo semplicemente deciso di suonare quello che più ci aggradava senza preoccuparci troppo di etichette o definizioni, l’essenza del punk tutto sommato dovrebbe essere quella!
La scena underground vive spesso di un equilibrio particolare: da una parte il culto per il passato, dall’altra la necessità di creare qualcosa di nuovo. Secondo voi, cosa significa oggi essere una band “old school” senza diventare una semplice operazione nostalgia?
In generale il nostro percorso è sempre stato un equilibrio tra l’ispirazione indubbia della vecchia scuola con la nostra necessità di creare qualcosa in continua evoluzione; il nostro suono è cambiato negli anni e anche nell’ultimo lavoro nonostante la ricerca di suoni più aggressivi si puo riconoscere il nostro personale tributo ai suoni e allo stile della vecchia scuola.
Nel vostro immaginario convivono elementi molto diversi: il lato più oscuro e aggressivo della musica, ma anche una certa teatralità, ironia e amore per il cinema di genere. Quanto è importante per voi mantenere questa componente ludica e “pop” dentro un universo che potrebbe facilmente diventare solo cupo e serioso?
E’ molto importante proprio per evitare che il tutto prenda una piega solamente cupa e grottesca e finisca per evidenziare solo quel lato del nostro progetto.
Ovviamente per il nostro genere serve un immagine forte, ma non vogliamo che tutto il lavoro che abbiamo fatto per sviluppare un progetto ambizioso come la nostra ultima trilogia venga magari sminuito e velocemente accantonato solo per questioni etiche.
Dopo aver raccontato licantropi, vampiri e streghe, avete praticamente attraversato alcuni dei simboli più iconici dell’horror classico. Guardando avanti, quali sono secondo voi i mostri del presente, quelli che una band come The Crimson Ghost potrebbe raccontare in futuro?
Ma guarda visto i tempi pazzi in cui viviamo ultimamente non è poi cosi difficile trovare spunti per creare nuovi racconti visto che la realtà sembra più horror della finzione che raccontiamo nelle nostre canzoni.