Lily Löwe – Beautiful Disaster

“Beautiful Disaster” viene presentata nella cartella stampa come un disco “all killer, no filler” e, neanche a dirlo, una affermazione del genere ci rende oltremodo critici in fase di ascolto. Lily Löwe (la band) prende spunto da un classico hard rock melodico e lo usa come grimaldello per giocare con i contrasti: le chitarre sono spesso aggressive, dirette, quasi taglienti, ma vengono bilanciate da melodie che restano in testa e da una voce che non ha paura di mostrarsi melodicamente imperfetta. Lily (la cantante) ci restituisce senz’altro qualcosa di autentico, e nell’arco della mezz’ora scarsa di durate, dà prova di “tenere” alla perfezione il ruolo da frontwoman. Arrivando ai brani, diciamo che l’alternative rock proposto non stona praticamente mai, ma non ci troviamo di fronte ad un disco senza punti morti, come promesso dalle sempre enfatiche bio allegate agli ascolti. Ad esempio la titletrack e “Love Like This”, quelle che possiamo considerare le ballad dell’album, suonano fiacche e telefonate. Discorso diverso per i brani più prettamente hard rock, come “Demons“, “Haunted House” e “Glitter & Gore“, dove la voce di Lily graffia e si staglia sopra un tessuto sonoro molto curato e coinvolgente. L’effetto “plasticoso” non c’è anche se, onestamente, non siamo di fronte ad un disco che suona pericoloso o sporco. Un bel disco di alternative (hard) rock per una seconda prova sulla lunga distanza più che dignitosa.

Beautiful Disaster (2026 – DIY)