
Dopo anni di crescita sui palchi britannici, i Modern Woman arrivano al debutto con “Johnny’s Dreamworld“, un disco che conferma la loro natura sfuggente e originale. Guidata dalla voce magnetica di Sophie Harris, la band londinese intreccia post-punk, folk, art-rock (sì, odiamo anche noi questo termine!) e sperimentazione in un lavoro che trova la propria forza nei contrasti: delicatezza e rumore, tensione e lirismo, ordine e caos. Le canzoni si muovono in un universo sospeso tra realtà e immaginazione, dove i testi di Harris esplorano il lato più oscuro della quotidianità e le contraddizioni dell’esperienza femminile. Brani come “Neptune Girl” e “Killing A Dog” mostrano la capacità del gruppo di costruire paesaggi sonori inquieti e suggestivi, arricchiti dal violino di David Denyer e dai fiati di Juan Brint-Gutiérrez. La produzione di Joel Burton valorizza l’intensità della band senza smussarne gli spigoli, lasciando emergere tutta la ricchezza di arrangiamenti che alternano momenti intimi a improvvise esplosioni sonore. In chiusura, “The Garden“ suggella il disco con un’atmosfera sacrale e malinconica, inusualmente delicata. “Johnny’s Dreamworld” è un debutto ambizioso e affascinante, capace di trasformare influenze diverse in una voce personale e riconoscibile. Un esordio che conferma i Modern Woman tra le realtà più interessanti della nuova scena britannica.
Johnny’s Dreamworld (2026 – One Little Independent Records)



