MONDOPLASTICO – Tra rabbia, visione e libertà. Dentro “Nessun Futuro, Nessun Peccato”

I Mondoplastico tornano con un nuovo lavoro diretto e potente, “Nessun Futuro, Nessun Peccato”, un album che affronta temi scomodi come Stato e religione, viste come forme di oppressione che schiacciano corpo, mente e anima. La band, nata nel 2022 dalle ceneri di varie realtà hardcore punk locali, rivendica un percorso libero da cliché e preconcetti, fedele allo spirito originario del genere: inclusione, confronto e resistenza. Con il singolo “Frank” hanno già mostrato un assaggio di questo secondo capitolo discografico, e adesso si raccontano in un’intervista che mette a nudo le loro idee, le loro contraddizioni e la voglia di continuare a evolversi come musicisti e come esseri umani.

“Nessun Futuro, Nessun Peccato” affronta temi forti come Stato e religione: da dove nasce la necessità di trattare proprio questi argomenti e come avete vissuto il processo di scrittura dei testi?
Sicuramente la necessità di affrontare questi argomenti nasce dalla presa di coscienza che stato e religione siano la matrice di ogni forma di oppressione. Chi più chi meno sente la pressione d’istituzioni e chiesa ogni giorno nella propria vita. Affrontare queste due tematiche non è stato qualcosa di studiato a tavolino ma bensì qualcosa che è nata in maniera spontanea.

Avete detto che spesso riconoscete il vero significato di un brano solo dopo averlo scritto. Qual è stato il momento più sorprendente in cui una vostra canzone vi ha ‘rivelato’ qualcosa che non vi aspettavate?
I testi vengono fuori di getto e molto raramente si modificano le parole. Per esempio “Arcobaleno nero” è stata scritta prima di andare a lavorare alle cinque della mattina in neanche dieci minuti. Una volta messa nero su bianco la prima strofa mi sono detto; “Questo testo ricorda vagamente Marx”! Ovviamente non pensavo al filosofo ma alla giornata di lavoro da affrontare.

Il nuovo album è stato autoprodotto e mixato in un contesto molto indipendente. Quanto conta per voi mantenere questa autonomia e cosa vi dà, a livello creativo, lavorare “in casa” rispetto a una produzione esterna?
A livello creativo poter lavorare in autonomia, in parte t’ influenza; incide sulla serenità nel processo di creazione o e di registrazione, “Non stai pagando una saletta a ore”!
E’ anche una forma di soddisfazione personale “Abbiamo fatto gran parte del lavoro con le nostre forze, che figo!”
Nel caso di ” Nessun futuro, nessun peccato una volta effettuate le riprese e un piccolo mix per dare l’impronta e la nostra idea di base ci siamo affidati alla Duff Records di Antonio Totonno Nevone che è riuscito a tirare fuori l’anima senza snaturare la nostra idea.

Le vostre radici affondano nell’hardcore punk italiano, ma dichiarate di voler restare liberi da cliché e preconcetti. In cosa sentite di essere davvero “anti-cliché” oggi?
Diciamo che la questione sta nel cercare di omologarsi il meno possibile promuovendo spirito critico e di conseguenza autenticità. Ci troviamo davanti a un costante degrado culturale un generale impoverimento che promuove l’idea del adeguamento a ciò che impone il sistema in ogni settore della vita. “essere uguali per non essere esclusi”.
Sentiamo di essere fuori dai cliché quando per esempio non buttiamo via un riff perché non propriamente hardcore. I Clash insegnano e la storia del punk ci fa da guida. Johnny Rotten disse “Punk vuole dire essere se stessi” !
Lo stesso Miles Davis in un intervista nella quale m’ imbattei anni fa e di cui purtroppo non ricordo la fonte disse “Io suono la tromba come Johnny Rotten canta”. In questo frangente proviamo a pensare ad album come “On the corner” la sua radicalità lo rende molto punk se dovessimo paragonarlo ai dettami di quello che era il jazz degli anni ’70. È in questo senso che si dovrebbero abbattere i cliché.

Il singolo “Frank” è stato la prima finestra sul nuovo disco: perché avete scelto proprio quel brano come anticipazione e cosa rappresenta per voi?
Frank è un brano che nasce durante la “pandemia” lo abbiamo scelto perché manifestazione del dolore di una persona che decide di togliersi la vita in quanto oppressa dallo stato. Rappresenta un momento mistico per la modalità in cui è nato.

Avete alle spalle diverse esperienze in altre band e generi. In che modo queste storie pregresse hanno influenzato l’identità dei Mondoplastico e il vostro modo di lavorare insieme?
Prima di ogni cosa ciò che conta all’interno di una band è l’aspetto umano; non si potrebbe lavorare senza il rispetto delle idee musicali altrui. Quando scriviamo nuovi brani non abbiamo un metodo preciso, lavoriamo insieme ognuno proponendo la propria idea ma il più delle volte sembra che il brano prenda vita da solo e tu diventi solo un tramite per farlo venire fuori; esce in maniera naturale! Abbiamo avuto esperienze musicali diverse ma anche comuni che vanno dal heavy metal al nu metal, dal punk più melodico al punk rock inglese dalla musica oi! allo ska. I nostri ascolti sono variegati e questo crediamo che possa essere solo un bene. Il genere è relativo, se sei sensibile puoi suonare la musica che vuoi e puoi essere sicuro che esce qualcosa sicuramente d’interessante

Guardando oltre “Nessun Futuro, Nessun Peccato”, avete parlato di un “lavoro di passaggio”. Che direzione immaginate per il futuro, anche al di là della musica?
Nessun futuro, Nessun peccato è un album che ci ha permesso, con l’entrata nella band di una seconda chitarra e quindi di nuove idee di trovare un nuovo assetto. Il futuro è incerto ma nonostante tutto quello che succede nel mondo noi nel nostro piccolo cerchiamo di essere propositivi. Continueremo nel nostro percorso di evoluzione e ricerca cercando di definire sempre più la nostra identità. Oltre la musica noi tutti abbiamo preso in passato strade differenti; c’è chi ha sempre lavorato chi ha deciso di intraprendere percorsi universitari e chi è andato a vivere fuori dall’Italia per poi ritornare. Di sicuro possiamo affermare che nella vita di tutti noi i Mondoplastico sono un punto d’incontro in cui non conta solo la musica ma anche i momenti più belli come quelli più difficili.

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