
“death fetish” dei Moodring, secondo disco sulla lunga distanza per la band del mastermind Hunter Young (cantante, chitarra, programmatore e principale compositore) ha l’indubbio pregio di colpire sin dal primo ascolto! L’album si muove tra coordinate che richiamano l’alternative metal in senso ampio, con tanti riferimenti alla frangia più elettronica del numetal (Adema, Static-X) e all’industrial rock che tanto ha/aveva successo negli USA (vedi sotto la voce Stabbing Westward o gli sfortunati God Lives Underwater). Non mancano momenti decisi e incalzanti (“sickf_ck” o il singolo “masochist machine“), ma sempre filtrati da questa melodia strisciante che dona varietà e spezza bene le ritmiche proposte. In “death fetish” colpisce soprattutto la cura del suono: le chitarre sono dense e stratificate, spesso avvolgenti, mentre la produzione mantiene un equilibrio efficace tra momenti eterei e improvvise esplosioni di energia, grazie ad un uso intelligente ma di pancia dell’elettronica. Le parti vocali aggiungono profondità emotiva: passano con naturalezza da toni sognanti e vulnerabili a sfoghi più intensi, creando un contrasto che tiene alta l’attenzione. In questo senso, Hunter Young si dimostra sia un compositore che un esecutore davvero eccellente. Nel complesso, “death fetish” è un lavoro maturo, che dimostra come i Moodring sappiano muoversi tra influenze diverse costruendo qualcosa di personale. È un disco che funziona sia per chi cerca intensità emotiva sia per chi apprezza paesaggi sonori più atmosferici, e lascia la sensazione di una band con ancora molto da dire. Disco consigliato non solo per chi cerca un revival numetal.
death fetish (2026 – SharpTone Records)



