
“Yearning: The Unbeautiful After”, nuova fatica dei Boundaries, inaugura la collaborazione con Sumerian Records. La cosa che piace di più, arrivando subito al nocciolo del discorso, è il modo in cui i Boundaries alternano momenti di pura rabbia a passaggi più melodici e malinconici, senza che il tutto sembri costruito a tavolino. Ogni brano ha qualcosa da dire e, anche dopo diversi ascolti, continua a regalare dettagli che all’inizio possono sfuggire ed annegare nel approccio di pancia che la band non nega mai: in questo senso la doppietta “Skies Cast Amber Black“ e “May This Pain Never Leave“ colpisce nel segno in modo molto nitido e spietato. Le chitarre sono sempre incisive, la sezione ritmica “spinge” tantissimo e la voce di Matthew McDougal è incredibile nel passare da urla cariche di disperazione a parti più intense, ma sempre brutali, dal punto di vista emotivo e, quando serve, l’apporto melodico del batterista Tim Sullivan (cfr. “Only Endless”) è rimarcabile. Si sente che dietro le canzoni c’è una forte componente personale, e questo rende l’album ancora più coinvolgente, come nella convulsa “Crowned and Crucified” con l’ospitata di Landon Tewers dei The Plot in You. Non credo sia un disco che punta a piacere a tutti, ma se si apprezza un metalcore capace di unire violenza, squarci improvvisi di melodia e liriche personali, questo album merita davvero una possibilità. Personalmente è stata una delle sorprese più belle degli ultimi mesi ed un disco caldamente consigliato.
Yearning: The Unbeautiful After (2026 – Sumerian Records)