
L’oblio non sembra vicino per i Lamb Of God, che tornano nell’anno di grazia (insomma…) 2026 con questo “Into the Oblivion“: la band di Richmond ci porta in dote un disco solidissimo, e l’unica sorpresa è constatare che il livello qualitativo della band di Randy Blythe si mantiene costantemente molto alto! Se la titletrack ci porta in territori conosciuti, con un brano dalle tinte drammatiche e con il consueto incedere carico di tonnellate di groove metal in un ibrido thrash/death moderno che non può che esaltare, è con la seguente “Parasocial Christ” che il disco prende già il volo, grazie ad un incedere spietato e una prova maiuscola del buon Randy. L’aspetto migliore di “Into the Oblivion” è che si fa fatica a trovare un brano sottotono, tanto che sarebbero da citare praticamente tutti, a partire dalla moderna e dinamica “Sepsis” (dove l’hardcore incontra il famigerato NWOAM), per arrivare alla melodica ed intensa “El Vacío “ per concludere con l’assalto all’arma bianca di “St. Catherine’s Wheel”, dove tutto sembra essere al posto giusto: vocals al vetriolo, intrecci di chitarra con tonnellate di groove ed un ottima prova alla batteria del “nuovo” Art Cruz (già in forza alla band dal 2019). Tutti elementi che a conti fatti forse aiutano a costruire il brano migliore del lotto. Ci piace citare infine l’appiccicosa “A Thousand Years”, una sorta di mid tempo letale posto quasi alla fine del lavoro. La forte personalità di Randy si esprime anche nelle lyrics sempre molto cariche e profonde (fate un giro anche sul suo Substack se volete approfondire il suo pensiero sui massimi sistemi) per un “pacchetto” davvero completo ed esaltante!
Into The Oblivion (2026 – Century Media)