Sepultura – The Cloud of Unknowing

Sui Sepultura post Max Cavalera ci sarebbe da scrivere molto, e magari in futuro ci dedicheremo ad un articolo dedicato, ma per il momento dedichiamoci a salutare virtualmente la band brasiliana con questo EP d’addio. Non che “The Cloud of Unknowning” sia stato battezzato ufficialmente le ultime composizioni mai registrate dalla band ma, visto l’imminente tour d’addio che lambirà anche le nostre parti, è lecito aspettarsi che siamo di fronte ad alcune delle ultime prove in studio di Kisser e soci. I quattro brani proposti in questo EP sono frutto di jam session tra le varie pause nei tour, idee nate e colte durante i soundcheck ecc… Al netto dell’apporto di Greyson Nekrutman alla batteria, i punti di interesse di questo lavoro risiedono quasi esclusivamente in due brani, la feroce “All Souls Rising dal retrogusto slayeriano e un interessante “plot twist” a metà brano, e l’incidere paludoso e morboso di “Sacred Books”. Il 50% restante della tracklist invece delude le aspettative e tradisce la natura di registrazione nata nei ritagli di tempo: “Beyond the Dream” sembra un brano metal mid tempo anni ’90, scarto del Black Album dei Metallica o di “Youthanasia” dei Megadeth, buono “solo” per mostrare comunque la notevole versatilità del sempre sottovalutato Derrick Green; la conclusiva “The Place” invece allunga il brodo all’inverosimile per 6 minuti e passa di riff triti e ritriti. Tirando le somme speriamo in “addio” discografico più all’altezza di una delle più iconiche band metal mai esistite. A conti fatti possiamo considerare questi brani come le classiche bonus tracks di una deluxe edition di qualche album e, probabilmente, se fosse stato così il nostro giudizio su questi brani sarebbe stato più lusinghiero.

The Cloud of Unknowing (2026 – Nuclear Blast)

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