
credits: Anja Capocci
“Daily Whistle” segna una vera e propria ripartenza per voi, ma non è stato facile arrivarci. La pandemia vi ha messo alla prova, sia nella scrittura che nel desiderio di suonare dal vivo. Come avete superato quel periodo surreale senza cedere alla tentazione di scrivere un “disco della pandemia”? Cosa vi ha spinto a ripartire da zero con una nuova consapevolezza?
Prima di tutto: detesto chi si lamenta, sopratutto per una cosa di cui hanno sofferto tutti. Non abbiamo l’esclusiva del disagio qui. Però è successo che nel comunicato stampa abbiamo scritto che il primo disco è uscito in quel periodo e per forza di cose non abbiamo avuto modo di suonarlo in giro, quindi adesso giustamente ci becchiamo le domande sulla pandemia eheh. Altra cosa che abbiamo scritto nel comunicato è che in quel periodo abbiamo anche composto e arrangiato un disco intero, che però non ci piaceva, era scarico (probabilmente a causa della mancanza di stimoli). Quindi abbiamo deciso di buttare via tutti i pezzi, per non fare uscire il “disco della pandemia”. Perché ci sembrava una cosa un po’ triste, un po’ una cazzata. Tutto qui. Abbiamo aspettato di avere nuove idee che ci piacessero davvero prima di pensare seriamente a registrare.
Il titolo “Daily Whistle” evoca un’immagine potente e quasi surreale: qualcuno che fischietta in una segheria in funzione. C’è qualcosa di paradossale in questa descrizione, come se cercaste di trovare bellezza nell’ordine del caos. Come si è tradotta questa visione nella musica e nei testi del nuovo album?
L’espressione non è farina del nostro sacco eheh. L’abbiamo rubata al giornalista Michael Azerrad, che l’aveva coniata per descrivere la sensazione provata al primo ascolto di un disco degli Husker Du. Mi ha sempre affascinato questa immagine e in questa registrazione abbiamo cercato di avvicinarci il più possibile ad essa. Che poi alla fine si tratta di infilare dei motivetti orecchiabili e morbidi in un contesto sonoro potente e spigoloso. In un certo senso queste due caratteristiche si sabotano a vicenda e l’effetto che ne scaturisce è a suo modo interessante.
“Limits” è il singolo che anticipa l’uscita dell’album, e la collaborazione con Vespertina è uno degli aspetti più affascinanti di questo brano. Cosa vi ha spinto a includere una voce femminile in un contesto così ruvido e diretto? Come è cambiato il vostro approccio alla composizione dopo questa aggiunta?
Con Lucrezia siamo amici da tanti anni e come spesso capita in questi casi ci è venuta a trovare mentre stavamo registrando le voci. Ho notato che canticchiava quella canzone e mi è venuto spontaneo di chiedergli di registrare il ritornello, facendo le stesse note mie, solo meglio. Lei ha cantato senza nessuno sforzo e la sua prima take era già fatta meglio di tutte quelle che avevo fatto io. Abbiamo deciso di tenere anche la mia traccia insieme alla sua, per dare più scorrevolezza al brano. O, se vuoi, per non fare sentire troppo lo stacco tra una voce decente e una voce bella eheh.
Voi siete sempre stati abili nel mescolare melodie orecchiabili con un suono abrasivo e potente. In “Daily Whistle” sembra che abbiate cercato un equilibrio ancora più spiazzante, lasciando da parte arrangiamenti complessi per un’immediatezza quasi viscerale. Cosa vi ha spinto a fare questa scelta, e come vi sentite nel guardare a un sound più diretto rispetto ai dischi precedenti?
Ci siamo accorti che nei dischi precedenti avevamo il vizietto di complicare le cose. Come per timore che l’ascoltatore si annoiasse. Adesso pensiamo che se hai un buon riff gli devi andare dietro e svilupparlo, gli devi volere bene. Quando vuoi bene a una persona la lasci parlare, non la interrompi in continuazione per paura che la conversazione diventi noiosa.
Nel 2019, l’ingresso di Michele Perla ha aggiunto una nuova dimensione alla vostra musica con una seconda chitarra. Come ha cambiato la dinamica tra di voi e come avete lavorato per sfruttare al meglio la nuova alchimia in studio? C’è stato un momento in cui vi siete accorti che il suono della band stava evolvendo?
Beh prima dell’arrivo di Michele il lavoro della chitarra era tutto sulle mie spalle, che evidentemente non sono abbastanza larghe. Adesso posso fare parti più semplici ed efficaci, il che mi permette di stare mentalmente più agile sopra la canzone. Il lavoro sporco fortunatamente lo fa Michele, che è molto più bravo di me e non ha l’impiccio di dover cantare eheh. Il risultato è che il pezzo scorre via sciolto ma contemporaneamente è ricco di svisate caotiche. Questo si poteva già notare nel disco precedente ma dato che la scrittura era un po’ tropo frastagliata è venuto fuori in maniera più evidente in Daily Whistle, perché i pezzi girano più fluidi.
Federico Mazzoli è stato il produttore di “Daily Whistle”, ma è anche un componente della band. Mi immagino che la sua visione abbia giocato un ruolo fondamentale nel dar vita a questo album. Com’è stato lavorare ad un progetto che mirava a catturare l’immediatezza e l’energia grezza senza troppi fronzoli, pur avendo ben chiaro cosa volesse personalmente ottenere dal suo ruolo di musicista? Ci sono stati momenti in cui questa cosa vi ha spinto fuori dalla vostra zona di comfort?
Federico aveva idee chiarissime su come doveva suonare il disco: “più grosso”. Questo alla fine dei conti ha facilitato tutto il processo di registrazione, perché ci siamo sentiti molto sicuri a muoverci dentro un’idea di suono ben precisa e ritagliata bene intorno al tipo di scrittura del disco.
La vostra storia è fatta di alti e bassi, ma anche di un’incredibile determinazione. Dopo un lungo periodo senza concerti, cosa significa per voi finalmente tornare sul palco con un disco così diretto e carico di energia? Cosa sperate che il pubblico percepisca da questa nuova fase dei Six Feet Tall, e quali emozioni vi accompagno mentre vi preparate ad affrontare questa nuova era live?
Ci prepariamo aggiustando testate e tirando a lucido pedali eheh, quindi per adesso le emozioni sono del tutto legate alla parte pratica della faccenda. Tipo: provo entusiasmo perché questa testata finalmente funziona. Oppure: avverto sconforto in quanto non riesco a controllare questo pedale. Scherzi a parte: cerchiamo di fare tante prove e di rimanere sul pezzo. Per quanto riguarda il pubblico, ti rispondo citando Troisi in Non ci resta che piangere: “io le scrivo a volte pure per me, poi dico mah, piacerà, non piacerà, chi lo sa?”



