Urban Dream – Human Eclypse

“Human Eclypse” è uno di quei dischi che ti lasciano un’impressione a metà: ti piace mentre lo ascolti, ma che ti lascia quella sensazione agrodolce che si potesse fare di più. Gli Urban Dream, piemontesi ed esordienti, si muovono bene tra alternative rock moderno, atmosfere un po’ elettroniche e un pizzico di appeal industrial/nu, il tutto con una produzione curata e un suono pulito, che ricorda molte band a stelle e strisce sbucate fuori a cavallo del nuovo millennio. I pezzi scorrono con buon ritmo: chitarre rotonde, basso presente, voce chiara e squillante. C’è mestiere, nessun dubbio, e questo è senz’altro un punto a favore e dona un buono spunto a brani come “Once Upon A Time” e “Till I’m Done”, che funzionano davvero bene, con melodie azzeccate (pensate agli Adema o ai più recenti Tetrarch) e un senso di urgenza palpabile (che se fosse un pelo più sporco ricorderebbe l’operato dei nostrani Addiction 96/Crew). Altrove invece il disco perde un po’ di spinta, come se la band avesse paura di sporcarsi le mani e lasciarsi andare. Dal punto di vista dei testi, “Human Eclypse” parla di isolamento, tecnologia e disillusione urbana, temi attuali, affrontati con sincerità e con un buon piglio. Alla fine della fiera l’album si fa ascoltare volentieri: è solido, ben suonato, piacevole nel suo insieme. Solo che, una volta finito, ti ritrovi a pensare più al potenziale che alla musica in sé. Gli Urban Dream hanno le “fondamenta” giuste, ora serve quel colpo di coda, quel rischio in più che li faccia davvero brillare.

Human Eclypse (2025 – DIY)