Con Unpopular Opinion, i Coconut Planters pubblicano un album che segna un momento importante e delicato della loro storia. Dieci brani che raccontano l’evoluzione musicale della band, ma anche la conclusione di un capitolo e l’inizio di una nuova fase, con Teo e Smau oggi rimasti a portare avanti il progetto. Tra scelte artistiche, cambi di formazione e uno sguardo rivolto al futuro, sono proprio i Coconut Planters a raccontarci cinque aspetti fondamentali per comprendere meglio il nuovo disco e il momento che stanno attraversando.
La parola ai Coconut Planters!

Ci sono dischi che nascono, vengono registrati e pubblicati seguendo un percorso abbastanza lineare. E poi c’è Unpopular Opinion. Il nostro nuovo album, uscito a settembre del 2026, è probabilmente il modo migliore per raccontare quanto possa essere imprevedibile la storia di una band. Un disco che ha attraversato diverse formazioni, anni di lavoro, discussioni, ripensamenti e cambiamenti, arrivando finalmente al pubblico in un momento in cui i Coconut Planters non sono più la band che lo ha registrato.
Abbiamo pensato di raccontarvi cinque cose che forse non sapete su questo disco. Alcune riguardano la musica, altre quello che è successo dietro le quinte. Perché, a volte, la storia di un album è interessante quasi quanto le canzoni che contiene.
1. Un disco nuovo, ma con una storia decisamente lunga
Anche se Unpopular Opinion vede la luce nel 2026, la sua storia comincia parecchio tempo prima. Alcuni brani hanno iniziato a prendere forma già nel 2023 e nel 2024, ma diverse idee e bozze risalgono addirittura a prima.
Le registrazioni sono partite con la formazione originale, con Teo alla voce. Successivamente, con l’ingresso di Thomas, abbiamo deciso di affidargli il ruolo di lead singer, cercando di dare ai brani una spinta tecnica e interpretativa ulteriore, mantenendo Teo come seconda voce e responsabile di cori e armonizzazioni.
Il risultato è un album che attraversa diverse fasi della nostra storia, sia musicalmente che umanamente. Quando finalmente è arrivato alle vostre orecchie, la formazione che lo ha registrato non esiste più. Anzi, nel frattempo è cambiata completamente.
C’è anche un piccolo retroscena sulla copertina: tutte le grafiche dei singoli sono state realizzate da Marco Divertimenti e condivise da tutta la band. La copertina definitiva dell’album, invece, ci è arrivata dopo la separazione ed è stata scelta da noi, Teo e Smau, autonomamente.
Insomma, Unpopular Opinion è un disco che ha attraversato più vite prima ancora di essere pubblicato.
2. Il punk non deve necessariamente essere semplice
Il primo significato di Unpopular Opinion nasce proprio dalla nostra volontà di alzare l’asticella musicale. Volevamo scrivere brani più strutturati, arrangiamenti più elaborati e parti tecnicamente più impegnative, senza perdere quello che per noi rende il punk rock qualcosa di speciale: immediatezza, energia e attitudine.
In un genere spesso associato alla semplicità e all’essenzialità, cercare di essere tecnicamente ambiziosi senza snaturarsi ci sembrava già una piccola opinione impopolare.
Questo approccio ha inevitabilmente reso la lavorazione del disco piuttosto laboriosa. Eravamo cinque persone molto esigenti, con idee precise su quello che volevamo ottenere. Il lavoro con lo studio di registrazione è stato a tratti intenso: mix dopo mix continuavamo a chiedere modifiche, perché ogni volta c’era qualcosa che non rispecchiava completamente il nostro modo di sentire il brano.
La ricerca era quella di un suono curato, potente e definito, ma che non risultasse artificiale. Volevamo un disco che suonasse bene, senza sembrare costruito a tavolino per suonare bene.
Alla fine crediamo di aver trovato esattamente quell’equilibrio. Anche se, a forza di ascoltare e riascoltare le stesse canzoni durante la lavorazione, probabilmente eravamo già tutti un po’ stufi del disco prima ancora che uscisse!
3. I testi arrivano da viaggi onirici (e non sempre hanno una sola interpretazione)
Una delle caratteristiche meno conosciute di Unpopular Opinion riguarda la scrittura dei testi. La maggior parte delle canzoni nasce dalla penna di Teo, che descrive il proprio processo creativo come una sorta di viaggio onirico.
I testi attraversano argomenti, immagini e situazioni molto differenti, spesso con più livelli di lettura. Non è però una scelta studiata a tavolino: non c’è la volontà di infilare più argomenti possibili in una canzone o di costruire deliberatamente messaggi criptici.
È semplicemente il modo in cui Teo scrive. Cercare di forzare una direzione precisa avrebbe probabilmente significato perdere quella naturalezza che rende i brani quello che sono.
C’è un’eccezione: Ene(Me), l’unico testo scritto da Thomas. In quel caso Teo non riusciva a trovare una direzione convincente e abbiamo deciso di affidare a Thomas la scrittura, dandogli la possibilità di mettersi alla prova anche dietro le parole, oltre che davanti al microfono.
Il risultato è un disco nel quale convivono prospettive differenti, immagini e significati che non necessariamente devono essere interpretati tutti allo stesso modo. E forse è proprio questo il bello: non abbiamo mai voluto fornire un libretto di istruzioni per ascoltarlo.
4. Le opinioni impopolari non riguardano soltanto la musica
Il titolo dell’album aveva inizialmente un significato prettamente musicale. Ma con il passare del tempo, e soprattutto durante la lavorazione del disco, ha finito per assumere un significato molto più ampio.
La gestione dell’immagine, la comunicazione sui social network, il modo di vivere le performance dal vivo e, soprattutto, l’identità della band sono diventati argomenti sui quali non tutti avevamo più la stessa visione.
Non è un mistero che il percorso dei Coconut Planters abbia attraversato cambiamenti importanti. Prima l’allontanamento di Corrado, che non si riconosceva più nella direzione che il gruppo stava prendendo sul piano dell’immagine e della comunicazione, poi la separazione avvenuta a circa un mese dalla pubblicazione dell’album.
In quest’ultimo caso, le divergenze più profonde riguardavano soprattutto l’identità politica del progetto. Per noi, Teo e Smau, i Coconut Planters sono sempre stati una band apertamente schierata, che ha fatto della propria appartenenza alla scena punk e della condivisione di determinati valori una parte fondamentale della propria identità.
Altri membri della band desideravano invece intraprendere una strada più apolitica, modificando un aspetto che per noi non era semplicemente una scelta comunicativa, ma qualcosa di molto più profondo.
Non pensiamo che esista necessariamente una sola maniera di vivere una band, ma crediamo che sia fondamentale riconoscersi in quello che si rappresenta, nei palchi sui quali si sceglie di salire e nelle persone con cui si decide di condividere un percorso.
Per noi, l’incompatibilità di valori nella vita diventa inevitabilmente incompatibilità di valori all’interno di una band.
Ecco perché, a un certo punto, continuare insieme non aveva più senso.
Forse questa è la vera opinione impopolare che dà oggi un significato ancora diverso al titolo del disco: non si può accettare e cambiare tutto continuando a chiamarsi nello stesso modo.
5. Abbiamo pubblicato il disco che non ascoltiamo più, ma abbiamo ricominciato a divertirci
Questa è probabilmente la parte più paradossale di tutta la storia.
Unpopular Opinion è stato un lavoro talmente lungo, intenso e perfezionista che, quando è finalmente arrivato il momento di pubblicarlo, alle nostre orecchie sembrava già un disco vecchio. Lo avevamo ascoltato così tante volte, modificato, riascoltato e rimesso in discussione che avevamo praticamente esaurito il piacere di sentirlo.
Oggi, con una formazione e una prospettiva completamente diverse, facciamo anche fatica a riconoscerci in questo album come rappresentazione di quello che i Coconut Planters sono attualmente. Ma questo non significa che non dovesse uscire. Racconta un periodo importante della nostra storia e crediamo che meritasse di essere condiviso.
Allo stesso tempo, dobbiamo ammettere che negli ultimi tempi avevamo quasi smesso di vivere la band per quello che dovrebbe essere: un gruppo di persone che si ritrova, suona e si diverte.
Tra registrazioni, scadenze, promozione, social network e impegni organizzativi, i Coconut Planters stavano diventando più simili a un’azienda che a una band. E probabilmente questo ha contribuito ad alimentare molte delle tensioni che ci hanno accompagnato.
Lo stop forzato ci ha permesso di recuperare tempo ed energie per altri progetti musicali che avevamo inevitabilmente messo in secondo piano.
Il primo è Lizzy and The Boys, una nuova avventura che condividiamo entrambi: Teo nella inedita veste di bassista e Smau alla batteria, uniti a Jacopo (già chitarrista dei Never a Phase) alla chitarra e soprattutto Lizzy, la frontwoman dalla voce potente e dalla personalità esplosiva, autrice di tutti i testi delle canzoni. Un progetto punk rock con tanta attitudine, con cui abbiamo già iniziato a suonare dal vivo e i cui primi singoli arriveranno all’inizio del 2027.
Smau è inoltre impegnato con i Kobram, progetto hardcore in italiano con Giulio (già Alles Kapot) alla voce, Carlo al basso e Daniele alla chitarra.
E i Coconut Planters? Per il momento non abbiamo fretta di dare risposte definitive. Ne parleremo con calma con il nuovo anno, senza forzare decisioni o inventarci programmi che ancora non esistono.
Intanto continuiamo a portare in giro le nostre canzoni in una veste acustica inedita, in due, con chitarra, voce e batteria. Un formato piuttosto insolito, ma che ci sta dando soddisfazioni: del resto, almeno l’80% del repertorio dei Coconut è nato proprio così, da una chitarra e dalla voce di Teo.
Se i pezzi funzionano già in questa veste, perché smettere di suonarli? Alla fine, forse, la cosa più importante che ci ha insegnato tutta questa storia è che suonare in un gruppo dovrebbe prima di tutto essere divertente. E noi abbiamo finalmente ricominciato a ricordarcelo.
Unpopular Opinion? Forse. Ma decisamente punk rock.