NODRIP – L’originalità assoluta probabilmente non esiste

Con “Bonus Tracks II”, i NoDrip continuano a mescolare punk rock, hip-hop e influenze diverse, senza preoccuparsi troppo delle etichette. Il nuovo videoclip di “Grand Theft Audio”, ispirato all’universo di GTA San Andreas, offre lo spunto per parlare di creatività, contaminazioni musicali e del confine spesso sfumato tra ispirazione e plagio. Tra collaborazioni con Divi dei Ministri, Silly Sam e Club29, sarcasmo e voglia di sperimentare, abbiamo fatto quattro chiacchiere con la band anche in vista della partecipazione al Lucca Comics & Games 2026.

Partiamo da “Grand Theft Audio”. Il pezzo nasce da una polemica social legata al plagio, ma invece di prendere posizione dall’esterno avete deciso di mettervi in gioco, rielaborando uno dei temi più riconoscibili di GTA San Andreas. Vi siete mai trovati, come musicisti, a chiedervi quanto delle vostre canzoni appartenga davvero a voi e quanto invece sia il risultato di tutto quello che avete ascoltato negli anni?
Da musicisti siamo pienamente consapevoli del fatto che la nostra testa sia un calderone di input che vanno dai riff delle nostre band preferite all’ascolto di una conversazione nel tavolo vicino al nostro quando prendiamo il caffè al bar la mattina! Tutto è input, e il divertimento sta nel vedere come questi input si palesino poi con forme completamente diverse durante la scrittura a seconda del nostro mood, del luogo in cui siamo, dello strumento che abbiamo in mano. Non sono le idee ad appartenerci, ma il vissuto che ha fatto sì che le nostre idee si palesassero in quella forma!

Nel nuovo video entrate letteralmente nel mondo di GTA, tra animazioni, personaggi illustrati e riferimenti all’estetica dei videogiochi anni Duemila. Quanto ha contato il gaming nella vostra formazione culturale? E quanto di quell’immaginario, magari anche inconsapevolmente, è finito nel modo in cui pensate alla musica e all’identità visiva dei NoDrip?
Tantissimo, davvero tantissimo: dalle colonne sonore che ci hanno accompagnato per le vie di Vice City a quelle che ci hanno portato in rampa con Tony Hawk, buona parte del nostro immaginario deriva da lì. Nelle colonne sonore di questi e di altri giochi leggendari abbiamo trovato canzoni con un risonanza particolare rispetto alle altre, canzoni che ci hanno fatto scoprire i generi musicali che ora abbiamo scolpiti nel cuore, che hanno reso cartoline indimenticabili i momenti più importanti della nostra vita.

“Grand Theft Audio” è un pezzo in cui l’hip-hop ha un ruolo centrale, con drum machine, groove e chitarre che si fanno da parte. In “Bonus Tracks II” sembra esserci sempre meno interesse a rispettare i confini del punk rock. È una libertà che avete conquistato strada facendo oppure, all’inizio, avete sentito anche voi la pressione di dover suonare in un certo modo per essere riconosciuti come parte di una scena?
Assolutamente alcuna pressione, non è una cosa a cui facciamo caso. Certe cose risuonavano in una certa maniera durante il processo creativo di quest’ultimo lavoro. C’era la necessità di provare nuove direzioni per il puro piacere di vedere cosa si prova standoci dentro. Siamo una band che segue il flow interno, non ci pensiamo molto. Lasciamo che siano le nostre idee a guidarci verso il futuro!

Avete raccontato che il primo “Bonus Tracks” vi è servito per capire chi siete, mentre il secondo per capire cosa non volete più fare. È una distinzione interessante, soprattutto per una band ancora relativamente giovane. C’è qualcosa che avete deliberatamente abbandonato durante la lavorazione di questo EP, magari un’abitudine compositiva, un certo modo di scrivere o persino un’idea di quello che i NoDrip avrebbero dovuto essere?
Se c’è una cosa ben chiara nella band è che i primi da accontentare siamo noi, quindi quello che sicuramente non vogliamo fare è accontentare terzi, scegliere direzioni in base a fattori esterni, o far suonare le cose in una certa maniera per piazzarci in un certo modo. Non c’è stata una rottura netta con quanto accaduto nel primo EP, anche perché pure in quel caso siamo stati molto genuini, diciamo che in questo secondo lavoro ci siamo posti ancora meno problemi su quali dovessero essere i confini da rispettare, infatti i brani sono molto ma molto diversi uno dall’altro. La cosa più strana è stata trovare una quadra per i live, dovendo trovare un denominatore comune per far suonare tutto col piglio giusto!

Nel nuovo EP ci sono collaborazioni piuttosto diverse tra loro, da Divi dei Ministri a Silly Sam, fino ai Club29. Al di là dei nomi coinvolti, quanto queste collaborazioni hanno cambiato concretamente le canzoni? Vi è mai capitato che un ospite portasse un brano in una direzione completamente diversa da quella che avevate immaginato?
In questo caso le collab sono state scelte in base al piglio del brano. Sono stati dati molti input ma i brani non sono stati snaturati più di tanto. Nel caso in cui il piglio del brano venga scelto in base alla collab invece spesso si crea già un immaginario allineato con l’artista in questione e si lascia più spazio a direzioni diverse, ed è quello che speriamo di fare nel nostro prossimo lavoro visto che è una cosa che ci piace!

Il 30 ottobre sarete al Lucca Comics & Games 2026, un contesto che sembra particolarmente adatto a una band che ha appena pubblicato un video ispirato a GTA San Andreas. Punk rock, hip-hop, videogiochi, fumetti: mondi che un tempo sembravano avere pubblici piuttosto distinti e che oggi si incontrano sempre più spesso. Pensate che questa contaminazione possa aprire nuove possibilità anche per le band underground, magari raggiungendo persone che difficilmente entrerebbero in un piccolo club per ascoltare un concerto punk?
È una questione di immaginario collettivo, e i vari media devono remare nella stessa direzione per far sì che succeda. È cool suonare in una band? È cool andare a vedere una band che suona? Nel mio mondo è super cool suonare la batteria ed essere appassionato di retrogaming, e ne parlo come se fosse la cosa più bella del mondo perché per me lo è. Conto sul fatto di non essere il solo!

Tra “La Gente Fa Schifo”, “Dinosauri” e “Grand Theft Audio” affrontate temi anche piuttosto amari, ma spesso scegliete il sarcasmo invece di una rabbia dichiarata. È una scelta che vi viene naturale oppure è anche un modo per evitare quella retorica della protesta che, a volte, rischia di diventare prevedibile persino nel punk? E secondo voi, oggi, è più difficile far riflettere qualcuno facendolo arrabbiare o facendolo ridere?
I temi sono amari perché è quello di cui c’è bisogno di parlare, e ci viene molto naturale il mondo in cui viene fatto. Non c’è punk se non viene fatta una denuncia di qualche tipo. Non siamo arrabbiati perché siamo costretti a sguazzare nel fango, anzi, ci siamo portati il costume da bagno e un pallone per farcela passare. Da quanto insegnano i media la rabbia bypassa qualunque meccanismo di riflessione, mentre le risate faticano ad innescarlo. Noi stiamo meglio nel mezzo, dove si sorride si, ma a denti stretti.

WEBSITE
www.instagram.com/nodrip_band/

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