Precious Blood – False Prophets

Con “False Prophets”, i Precious Blood tirano fuori un disco che è tanto rabbioso quanto consapevole. Il gruppo spinge su un metal variegato che guarda dritto negli occhi le proprie radici newyorkesi, pensando ai vari Life Of Agony, Type O Negative o al piccolo culto che corrisponde la nome di Pist.On. È un album che non reinventa nulla, ma ricorda a tutti perché certe sonorità, se suonate con convinzione, non passano mai di moda. Le chitarre sono affilate, il groove serrato, e la voce, sempre al limite tra urlo ed un rantolo a metà tra predica e sommesso dolore (chiaro no? ascoltate “Old Man Abaddon” per spiegazione molto chiara e diretta!), tiene insieme tutto con una ferocia quasi rituale. Ci sono momenti che esplodono in pura violenza ( il finale scatenato di “El Muerte”) e altri più cadenzati, in cui la tensione si accumula invece di deflagrare subito (cfr. “Shadow of the Cross”, “Whore’s Grave”). Il suono è denso, asciutto, senza troppi orpelli: tutto ruota attorno all’impatto ed un “impasto” sonoro denso come il catrame che invischia e ti sommerge. “False Prophets” è un lavoro solido, diretto e fedele alle proprie origini. Non cambierà il corso dell’hardcore/thrash/doom (nota a margine, la band di proclama fiera rappresentante del Blackened Caribbean Doom, e descrive le proprie tematiche come, riportiamo fedelmente, “ispirate dallo spirito duraturo dei Caraibi, plasmato dalla brutale storia della colonizzazione, dalla resilienza incrollabile del suo popolo e dall’esplorazione degli aspetti più oscuri dell’esistenza umana, tra cui la morte, la riflessione sulla mortalità e le complessità della sofferenza umana“) , ma lo ricorda a chi se n’era dimenticato: il fuoco è ancora acceso, e brucia forte.

False Prophets (2025 – DIY)