Metropolitics

Con il primo singolo “Let Me Fall” (video of the week su queste pagine qualche settimana fa) i Metropolitics si sono presentati con stile al pubblico, muovendosi con disinvoltura tra elettronica e rock. Andiamo quindi a scoprire cosa si cela dietro a questo nuovo progetto tutto made in Italy attraverso le parole di uno dei membri fondatori, Luis Antonio.

Metropolitics Picture web.

Siete un nome ancora poco conosciuto, ci raccontate come ha preso vita il progetto Metropolitics e quali sono stati gli intenti comuni nel dar vita a questo progetto?
Il vero inizio è stato parecchio tempo fa, conoscevo già Marco (chitarra), un mio vecchio compagno di scuola e avevo alcuni inediti nel cassetto. Una volta trovato bassista e batterista siamo partiti presentandoci nel nostro panorama locale, arrivando a oggi con una formazione rinnovata e pubblicando un primo EP – già disponibile nelle principali piattaforme di streaming – che ha riscosso ottimi feedback convincendoci a impegnarci “sul serio”.

Una curiosità: a cosa dobbiamo il nome Metropolitics?
Il nome è uscito dopo un lunghissimo brainstorming durato diversi mesi, volevamo qualcosa che potesse rendere giustizia al nostro sound e che quindi “suonasse moderno” e anche “futuristico”. In realtà è anche un gioco di parole etimologico con le radici greche “mèter” e “pòlis”: in ciascuno dei nostri testi ci immedesimiamo nella quotidianità di una persona sconosciuta che vive la propria vita, nella propria città; ogni canzone ha lo scopo di dare voce a quella storia, anche se spesso si tratta di situazioni verosimili, più che veritiere.

Con “Let Me Fall” vi state presentando al grande pubblico. Quali sono i progetti a breve e lunga scadenza nel vostro caso?
A breve abbiamo intenzione di rilasciare altre produzioni video e audio per allargare il nostro pubblico: come dicevi, siamo nuovi nel panorama e al giorno d’oggi è fondamentale avere una propria posizione online. A lungo periodo invece ci stiamo già organizzando per future date italiane ed europee: naturalmente ancora tutto in avvenire.

Parlando di “Let Me Fall”, siamo di fronte a un brano carico di pathos ed emozioni… Che cosa suscita a vostro avviso una canzone del genere?
Certamente il pezzo è carico di emozioni contrastanti: è chiaro che, sebbene sia un brano “d’amore”, trovo difficile che qualcuno possa dire di trovarsi davanti a un classico testo “amoroso”, anzi. Si tratta piuttosto di un amore torbido e turbolento: forte, ma indeciso, corrisposto, ma in parte. E non manca una punta di amarezza.

Il genere proposto penso sia un mix tra alternative rock ed elettronica, una sorta di compromesso tra l’eleganza 80s di Depeche Mode e la nuova generazione di rock bands. Come siete soliti presentare la vostra proposta al pubblico?
Trovo questa definizione migliore di molte fra quelle che avremmo potuto tirare fuori noi! (risate) Di solito ci presentiamo come una rock band di stampo moderno, con forti influenze elettroniche. In genere il principale compositore in un gruppo rock è il chitarrista, mentre io suono il piano e “smanetto” da un bel po’ coi sintetizzatori: immagino che questo emerga parecchio nel prodotto finito.

Al momento state lavorando se non sbaglio al disco d’esordio. Come stanno procedendo le cose e soprattutto che strada prenderanno i nuovi brani? Quella già tracciata con il primo singolo?
Questo primo singolo è sicuramente molto rappresentativo. Diciamo che il disco si preannuncia compatto stilisticamente, ma solo il giusto: i brani saranno ben distinguibili l’uno dall’altro, non ci piacciono gli album con tutte le canzoni uguali. Per il momento non abbiamo ancora una data di uscita certa: a scanso di imprevisti ci aspettiamo di vederlo alla luce l’anno prossimo, ma non prima dell’estate.

Sempre a proposito di pubblico, qual è a vostro avviso il possibile ascoltatore medio dei Metropolitics? Una fascia di età adulta oppure puntate più a teenagers?
Con questo singolo volevamo mantenere un target ampio: nel disco, invece, ci saranno sia brani più “adolescenziali” sia pezzi decisamente più “maturi”. Realisticamente ci aspettiamo che il nostro ascoltatore medio sia giovane (o giovanile) e segua il panorama rock moderno. E che naturalmente sia maschio, bianco, sessualmente frustrato, con un difficile passato di tossicodipendenza alle spalle! (risate) Scherzo, per carità.

Cosa dobbiamo aspettarci dai Metropolitics da qui alla fine del 2017?
Abbiamo intenzione di rilasciare nei prossimi mesi almeno un altro video, in particolare posso ‘spoilerare’ che ci cimenteremo in una rivisitazione di un pezzo molto conosciuto: ‘Hysteria’ dei Muse. Certamente si tratta di una cover ambiziosa e il rischio di fare solo un peggioramento del brano è alto: non lo prenderemo sottogamba.

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