NEXT TIME MR. FOX

Bel disco quello pubblicato di recente dai Next Time Mr. Fox, band cesenate che in “Sunken City” ha dato prova di una notevole evoluzione in fatto di metalcore/djent. Conosciamoli meglio all’interno di questa intervista!

_A4A8550

Ciao ragazzi, innanzitutto benvenuti sulle pagine di Suffer Music Mag. Partiamo dalle presentazioni e su come è nato il progetto Next Time Mr. Fox?
Innanzitutto grazie per lo spazio concessoci! I Next Time Mr. Fox nascono a Cesena nel 2012. Abbiamo pubblicato il nostro primo EP “Ignorance Will Prevail” a fine 2015. Dopo innumerevoli cambi di line-up annuali fino a inizio 2017, siamo riusciti a trovare stabilità, riuscendo a fare anche un tour europeo alla fine di quell’anno. Nel 2019 esce il nostro primo album, “Sunken City”. La formazione è al momento composta da Filippo Margheritini alla batteria, Federico Ronco al basso, Roberto Mazzotti e Luca Moqi alle chitarre, Alberto Ugolini alla voce.

Di recente siete giunti alla pubblicazione di “Sunken City”, ottimo esempio di quello che potremmo definire il metalcore di ultima generazione. Partiamo da un discorso prettamente di songwriting, come si è sviluppata la fase di scrittura dei brani?
La fase di scrittura dei brani è avvenuta in maniera quasi atipica, in effetti non avevamo in mente fin da subito di realizzare qualcosa di quasi concettuale. La prima canzone scritta con la line-up definitiva fu “Beholder”, che ai tempi uscì come singolo. Diciamo che quella fu un valido banco di prova, sia a livello di sonorità che di tematiche. In seguito la scrittura dei brani è risultata molto più fluida, una volta avuto il focus necessario sui due fattori di cui sopra. Abbiamo comunque cercato di mantenerci il più possibile aperti alle varie correnti musicali del genere, non condividendo l’idea a volte fin troppo diffusa che una band, o un disco in particolare, debba avere un genere principale a cui rifarsi per forza. Da questo punto di vista, il quasi continuo cambio di line-up fino al 2017 ha avuto lati positivi, venendo ognuno di noi da scuole di pensiero musicale diverse, si è potuta creare un’amalgama di generi vincente, che a noi sicuramente soddisfa molto.

Quali band / dischi hanno influito a vostro avviso sulla resa finale di “Sunken City”?
Le band che ci hanno maggiormente segnato si trovano in svariati generi e sfaccettature del panorama metal, di ieri e di oggi: Pantera, Parkway Drive, August Burns Red, Hatebreed, As I Lay Dying, Malevolence, Thy Art Is Murder, Suicide Silence…

In particolar modo mi ha colpito molto il vostro approccio in fatto di riffing, andando ad abbracciare diverse correnti come quella thrash metal, quella core e quella djent nel suo lato più progressive. Quali sono state le fasi più interessanti e quali quelle più critiche per quel che riguarda le parti di chitarra?
Fortunatamente la fase compositiva è sempre stata molto scorrevole e senza troppi intoppi, scrivevamo ciò che ci ispirava, andavamo avanti con la stesura del brano e riascoltandolo cercavamo di capire se tutto fosse a posto, che tutto filasse liscio insomma. Le parte più critica della composizione è stata semplicemente capire quando non esagerare nello sbizzarrirci, per non snaturare o esasperare il brano.

Un disco che lo definirei per certi versi “sperimentale”, siete d’accordo con questa mia visione?
A nostro avviso sì, almeno per come intendiamo noi il termine “sperimentare”. Oggi forse c’è troppa tendenza a definire appunto “sperimentale” o “progressive” una matrice ben impostata di fare musica, ovvero riff fini a sé stessi e fin troppo tecnici, ma questo a nostro avviso può risultare ridondante. Per come la intendiamo noi, abbiamo cercato di sperimentare fondendo insieme quante più influenze possibili per giungere alla fine a qualcosa che ci rappresentasse veramente, in ogni nostra sfaccettatura.

Se musicalmente il disco ha una visione molto aperta dello scenario musicale, di tutt’altra pasta sono i testi, che se non erro sono ispirati da un tema preciso. Volete parlarcene?
Come detto prima, una iniziale bozza di idea per le tematiche delle nostre composizioni si concretizzò solo dopo la stesura di “Beholder” come singolo, che è stata infatti poi ripresa all’interno dell’album.
Quella volta, non seguimmo una particolare idea o un concetto; fu semplicemente una canzone che, seppur col suo senso logico, rimase isolata rispetto ai nostri precedenti lavori dell’ep che avevano tematiche più “luminose” e speranzose a livello di testi. “Sunken City” affronta idealmente la discesa nella follia di un ideale protagonista. A partire da testi più leggeri dove questo tema è solo accennato per poi arrivare, nella “seconda parte” del disco che si apre con la strumentale “R’Lyeh”, al concretizzarsi di ciò in un miscuglio aggressivo che testimonia proprio il finale abbraccio della follia. In particolare, negli ultimi tre brani del disco esclusa la cover di “Misery”, possiamo trovare una vera e propria storia, con un protagonista ben definito. Egli, cercando di abbandonare la sicurezze e la certezza del vissuto quotidiano, finisce per perdersi in un bosco idealizzato, scoprendo cose che non si aspettava di trovare, e realizzando che più si cerca di fuggire da qualcosa più accade spesso di avvicinarvisi. Il finale tratta appunto del suo abbandono alla follia, intesa come l’accettazione della brutalità e dell’inevitabilità della condizione umana, dalla quale è impossibile sfuggire. Abbiamo tratto numerose ispirazioni dalla mitologia e dalle tematiche Lovercraftiane, incarnazioni perfette del concetto di paura e follia vissute attraverso gli occhi dell’uomo. Questo disco rispecchia senza dubbio il vissuto recente di ognuno di noi membri della band; ognuno di noi ha avuto difficili periodi recenti. Abbiamo inteso questo lavoro come il modo per poter tirare fuori ogni negatività da noi stessi, sia come modo per esternarla sia come modo per poterci finalmente sfogare.

In chiave lirica, le timbriche sono per la maggiore aggressive, con il growl in primo piano. Il fatto di non aver dato molto spazio al lato melodico è stata una scelta dettata dal fatto che oggigiorno la scena core è stata travolta dalle clean vocals o altro?
Probabilmente il melodico nella scena core era più esacerbato nella prima ondata di questo genere rispetto a quanto non sia oggi. La nostra scelta è stata dettata dal peculiare cambio di registro a livello di sonorità delle nostre canzoni rispetto al nostro precedente EP, dove il melodico era decisamente propiziato, in quest’ultimo lavoro trova sicuramente meno spazio. Non lo abbiamo tuttavia disdegnato, in quanto ha i suoi pregi a livelli comunicativi e di capacità di rimanere nella memoria dell’ascoltatore. Abbiamo così deciso di concentrarci principalmente su growl in primo piano, alternato a scream e sporadici cantati hardcore nelle parti che testimoniano l’influenza che abbiamo da generi come il beatdown. Inoltre troviamo due collaborazioni, con Mattia Maffioli dei Drown In Sulphur e Gabriele Catoni dei Let Them Fall, quest’ultimo appunto in chiave melodica.

Potremmo definire “Sunken City” come un concept album? Ci sarà un sequel per quel che riguarda il tema portante del disco in futuro? O svilupperete qualcosa di diverso?
A noi piace pensarlo così, anche se magari non rispecchia i canoni scolastici di un concept album. Le tematiche delle canzoni rispecchiano sicuramente un viaggio, una retta discendente con un inizio e una fine ben precisa.
Per quanto riguarda il futuro, al momento saremmo tentati di cambiare qualcosa per quanto riguarda il futuro. Abbiamo vissuto la pubblicazione di questo disco come il finale di un periodo della nostra vita, della serie: “Abbiamo detto ciò che avevamo bisogno di dire. Ci siamo sfogati. Ora possiamo passare oltre”. Tuttavia è sicuramente presto per dirlo. Probabilmente anche il nostro prossimo lavoro avrà tematiche concettuali, poiché ci piace l’idea di sviluppare dei simil racconti, ma le tematiche saranno senz’altro diverse.

Cosa vi piace maggiormente del disco ascoltandolo ora? E cosa invece avreste modificato col senno di poi?
Sicuramente siamo molto soddisfatti dei suoni che siamo riusciti a ottenere. Abbiamo avuto il piacere di lavorare nuovamente con Federico Ascari di Wavemotion Recordings, con cui avevamo già registrato la versione singolo di “Humboldt”. Ci piace anche l’idea di oscurità e disturbo che siamo riusciti a mantenere durante tutto l’album, in particolare con l’aggiunta dei cosiddetti “Suoni di origine sconosciuta” registrati anni fa dal NOAA. Li abbiamo inseriti alla fine di cinque brani chiave all’interno dell’album proprio per aumentare il senso di sconosciuto e insicurezza, poiché a nostro avviso niente può rappresentarle meglio di suoni registrati nell’oceano di cui ancora oggi non esiste un’interpretazione certa al 100%. Per quanto riguarda i rimpianti beh, quelli alla fine ci son sempre. Alla fine di un lavoro viene sempre da pensare che forse in un dato punto si poteva aggiungere o togliere qualcosa, è è normale. Ma si tratta di dettagli estremamente marginali, siamo convinti che il nostro lavoro sia assolutamente di livello e che ci rappresenti in pieno.

Parliamo di live: Come è suonare dal vivo “Sunken City”? Le sue sfumature rimangono intatte anche in sede live?
Fino a ora ci siamo divertiti molto a portare i brani nuovi in sede di live. La cattiveria e la carica che trasmettono live ci ha gasato molto, e anche i riscontri da parte del pubblico che abbiamo incontrato fino ad ora sono stati molto positivi. Per quanto riguarda le nostre performance live, esse non sono mutate. Anzi, forse le tematiche e la struttura musicale di questo album ci permette ancora di più di poter “impazzire” sul palco, cosa che abbiamo sempre cercato di fare. Un live energico e fuori dagli schemi ha decisamente la sua parte nella scena di oggi, e a noi permette di divertirci e di entrare in simbiosi con il pubblico. Per quanto riguarda le parti più oscure come “R’Lyeh” e i “suoni di origine sconosciuta”, abbiamo deciso di mantenerle anche durante le performance live. Siamo molto soddisfatti del risultato che possono avere specialmente in certi ambienti.

E sempre in chiave live, su cosa state lavorando per questa seconda parte di 2019?
Abbiamo in programma diverse date, sia nel cesenate (casa nostra) che molto lontano, seguiteci sui social per rimanere sempre aggiornati.

WEBSITE
www.facebook.com/nexttimemrfox

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *